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Pandemia Covid-19. Ritardi dalla Cina?

La Cina è in competizione con gli USA per il primato economico mondiale. Ma ora, tutti gli Stati cercano un perché alla pandemia e un perchè sui ritardi delle informazioni. Esistono accordi internazionali secondo i quali, se ci sono i presupposti per l’avvio di una pandemia mondiale, si avvisa subito l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Se davvero la Cina avesse avuto casi di Covid-19 da novembre 2019, perché avrebbe informato l’OMS solo il 31 dicembre? In effetti, gira voce che anche dalle nostre parti, in Italia, il Coronavirus si sia diffuso e abbia fatto vittime fra i malati di quella strana polmonite bilaterale mai vista prima già dagli ultimi mesi dello scorso anno. Solo che il virus, non esisteva ancora per nessuno. Ora i dubbi sono legittimi e, insieme ad autorevoli testate internazionali, si cerca di fare chiarezza e soprattutto, si richiede una commissione d’inchiesta internazionale e indipendente che possa chiarire le cose. Perché la questione è seria e la perdita in termini di vita umana e i miliardi di perdita economica non possono passare inosservati. È forse la prima volta che ci capita di sentir parlare di miliardi di euro come se fossero noccioline. Già il milione, poteva incutere tutta la sua grandezza. Un miliardo di euro, sono 1000 milioni. E sentire i governi parlare di oltre 2000 miliardi, mette i brividi. Anche la perdita economica mensile del Paese è dell’ordine di miliardi. Tutto l’assetto geopolitico, la globalizzazione, l’economia di import-export si sta sgretolando e forse in futuro le dinamiche cambieranno.

Nel 2015 il laboratorio P4 di Wuhan richiede la certificazione di conformità alla Francia che ne deve verificare i livelli di sicurezza.

Si tratta del primo laboratorio di biosicurezza di livello 4 di tutta la Cina (BSL-4). Si tratta dei più alti standard di sicurezza e contenimento per agenti patogeni virulenti, fra i più feroci. Microrganismi, insomma, in grado di generare pandemie che possono drasticamente diminuire la demografia mondiale in poco tempo. Lì, si trattano agenti patogeni infettivi e contagiosi di cui ancora non esistono cure.

Insomma, che si tratti di approccio difensivo o offensivo, all’uomo non dispiace giocare a fare Dio. Piacciono il potere e il controllo totale, perché il traffico dei virus e la manipolazione di agenti patogeni è estremamente remunerativo. Mettiamo, per ipotesi e per esempio esplicativo, che una multinazionale farmaceutica metta in giro un batterio, un virus, insomma un agente patogeno di qualsiasi tipo che attacchi l’uomo. Ogni Stato, ogni governo di questo mondo, pagherebbe qualsiasi cifra per avere l’antidoto, il vaccino, l’antibiotico, quella molecola che, a qualsiasi costo, risolva tutto. E lì c’è il business, ma funziona solo quando diffondo un male invisibile di cui ho già la cura.

La manipolazione genetica, piace ai vertici. Modificando il DNA di un organismo, si può creare qualsiasi cosa.

La Cina si ritrova con precise mire economiche mondiali, non solo espansionistiche ma anche di dominio. Per questo deve cercare di emulare i modelli occidentali. Ma sottostare a certi criteri basilari di democrazia, trasparenza e forse igiene a cui siamo abituati noi, non è cosa scontata. Il metodo cinese non si applica ai modelli occidentali.

Dunque, l’istituto di virologia WIV (Wuhan Institute of Virology) della Accademia delle Scienze Cinesi, in Hubei, chiede le certificazioni ufficiali alla Francia che però non vede i livelli necessari di sicurezza e bio-contenimento che sono imprescindibili per manipolare e studiare i minuscoli flagelli invisibili, i microbi più potenti, pericolosi e incontenibili classificati come armi biologiche nel gruppo degli agenti NBC (Nucleare, Batteriologico, Chimico). E dopo i problemi col nucleare, siamo all’attacco biologico. Silenzioso e contagioso.

Se dal 17 novembre 2019 sono stati registrati i primi casi di Covid-19 a Wuhan, perché la cosa è stata tenuta nascosta per quasi due mesi fino alla dichiarazione all’OMS del 31 dicembre? I dubbi sono leciti perché in questa vicenda, tutto è un punto di domanda senza risposta. Incerta è l’origine del virus e incerto è il motivo del ritardo sull’allarme. Non si tratta di accuse ma la richiesta di chiarezza è legittima. Peccato che proprio la Cina, non brilli per la trasparenza. Siamo stati avvisati a danno quasi irreparabile, quando proprio la situazione nella provincia dell’Hubei non era più sostenibile internamente.

Si attende questa commissione internazionale di inchiesta che faccia luce sulle dinamiche della vicenda. Il danno economico è mastodontico e se qualcuno dovesse essere ritenuto responsabile, se qualcuno non avesse fatto ciò che doveva nei tempi e nelle corrette modalità, si attenderanno i risarcimenti miliardari agli Stati. Altrimenti detto, se risarcisci, certifichi e ammetti la tua responsabilità nel danno altrui, in via spontanea o forzata.

E fra le informazioni dilatate dalla Cina, i governatori degli Stati che non sempre hanno attuato un tempestivo piano di protezione e di contenimento del virus, e i cittadini stessi che per molto tempo non hanno creduto o hanno finto che il virus non ci fosse, il ritardo si è sommato e ha generato la situazione che viviamo oggi.  

Chissà se si preventiva per il futuro prossimo, un mondo un po’ meno globalizzato in cui si privilegi l’economia nazionale e i suoi elevati standard qualitativi.

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