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COVID-19 – Coronavirus: i farmaci della speranza

Covid-19 – Coronavirus: i farmaci della speranza. Pubblicato su Gazzetta Matin il 30 marzo 2020.

Il Covid-19 ha conquistato il mondo. Rapidissimo il declino. I tempi sono lunghi se si guarisce e per trovare le cure. Drammatici i ricoveri in terapia intensiva. Ogni laboratorio, ogni ricercatore è impegnato nella cura contro Covid-19. Il mondo intero cerca un farmaco contro la malattia o un vaccino per la prevenzione e la sicurezza dell’umanità. Perché la pandemia ha toccato tutti e i numeri sono in forte crescita. Ma la situazione cambia ogni ora.

Si isola un anticorpo monoclonale contro Covid-19. Cioè, un anticorpo che lega un antigene, qualcosa di estraneo al corpo, in modo specifico. Questo anticorpo riconosce le proteine Spike del Coronavirus che si trovano sulla superficie della sua parete sferica e gli permette di aderire alle cellule dell’apparato respiratorio umano. Poi, avviene la penetrazione dentro la cellula e la replicazione virale. Questo anticorpo monoclonale mostra la capacità di legare le proteine per bloccare le adesioni. Mancando questa fase di contatto, il virus non potrebbe infettare e generare la malattia. A livello biologico, non potendosi più replicare, il virus non avrebbe più lo scopo di continuare ad infettare un organismo che non gli garantisce la sopravvivenza. Purtroppo i tempi non sono rapidi e in attesa di una cura definitiva e preventiva si cercano soluzioni che migliorino il decorso della malattia.

Prosegue la sperimentazione col farmaco Tocilizumab che può migliorare una situazione, di ricovero con casco pressurizzato e catetere, fino al 70% in 48 ore. Anche la Valle d’Aosta riceverà il farmaco dalla Cina per effettuare le sperimentazioni. È l’antireumatico che riduce l’infiammazione acuta polmonare. Il numero di pazienti è ancora molto basso ma 8 su 10 circa hanno risposto in modo positivo e significativo. AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha autorizzato la sperimentazione in tempi record in diverse università italiane e così i clinical trials partono su pazienti a diverse fasi di infezione e gravità dei sintomi. Si sperimenta anche l’uso di plasma di pazienti guariti dal COVID-19 che dovrebbero avere gli anticorpi contro il virus per una immunità certa. Plasma iper-immune ricco di anticorpi monoclonali. Si pensa di effettuare trasfusioni ai pazienti gravi delle terapie intensive.

Si studia anche il complesso delle proteine ACE1 per ridurre l’ipertensione ed evitare la dialisi e ACE2, utilizzata dal Covid-19 per entrare nelle nostre cellule, come in un sistema preciso in cui la chiave (il virus) entra nella serratura (le nostre cellule). Per impedire l’infezione e la replicazione.   

La polmonite bilaterale che si genera è una novità per gli pneumologi. Si lavora su estratti di vaccini utilizzati per SARS e MERS, sperando di ridurre i tempi. Tutto è in mano alla ricerca perché il virus è sconosciuto e oltre all’apparato respiratorio, si può ipotizzare che possa attaccare anche il sistema nervoso centrale. Questo spiegherebbe sintomi momentanei di perdita di olfatto e gusto che presentano alcuni pazienti. Il virus ha un tropismo verso le terminazioni nervose periferiche.

Dopo 1 mese quasi 100.000 contagi in Italia. Fra i guariti, anche persone dimesse dagli ospedali ancora malati ma che hanno passato la fase acuta. Oltre 10.000 i decessi, ma non i bambini. La ricerca studia e arrivano nuovi kit di test sierologico rapido che diagnosticano anticorpi in soli 10 minuti. Attendibile al 97% andrà poi affiancato al tampone. In attesa del censimento dei positivi asintomatici, il test sarà di aiuto visti gli ultimi dati che valutano, per ogni soggetto sintomatico contagiato, fra le 5 e le 10 persone contagiate ma senza sintomi. Dati recenti hanno confermato che almeno una decina di persone contagiate e guarite, si sono infettate ancora, in via sintomatica o asintomatica, e hanno contagiato altri soggetti.

Tante persone ancora in giro a fare la spesa quasi ogni giorno. Deprivati della libertà, quasi agli arresti domiciliari. Ma beato chi sia annoia. Chi ha il lusso di potersi annoiare a casa. Il pensiero sentito va ai militari, ai ragazzi e uomini che guidano i camion dei deceduti, che toccano con mano una guerra stana, che non è fatta di armi ne piombo ne sangue. Una guerra che non si vede, che non si tocca, che non sporca le mani ma che miete vittime e ne porta lo stesso dolore. Anche il dolore della solitudine, di non poter piangere i proprio cari, di non avere una zona di pace se non protetti nelle proprie abitazioni, nella zona neutrale di casa, sempre che il virus ancora non abbia bussato alla porta. Coraggio per chi resta nelle case e non si lascia abbattere. Coraggio per i militari, le forze dell’ordine, i medici e tutto il personale sanitario, ma anche per i custodi sociali che portano medicine e assistenza, per i cassieri al supermercato e i farmacisti, per i politici impegnati e per tutti coloro che ci proteggono a rischio della propria vita e ci garantiscono la corrente elettrica e tutti i servizi di prima necessità.

Forse ci vorrà davvero molto tempo per uscire da questa situazione di emergenza mondiale. Quello che ci si chiede, è se qualcuno avrà imparato davvero qualcosa da tutto questo.

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