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Salute e benessere

Cannabis o Canapa terapeutica – Cure reali?

Cannabis o Canapa terapeutica? Articolo pubblicato su Gazzetta Matin l’8 giugno 2020.

La Legge italiana consente l’uso della Cannabis terapeutica per alleviare le sofferenze del malato per alcune applicazioni mediche.

Canapa, Cannabis, Marijuana. Ma anche droga, se assunta in modo illecito.

La Legge 242/2016 consente la coltivazione della Cannabis Sativa, non quella di Cannabis Indica vietata dalla Legge per le dosi di THC (tetraidrocannabidiolo) che è il principio attivo con effetti psicotropi. In realtà entrambe le varietà hanno il THC e qui il lecito e l’illecito si confondono. La coltivazione non richiede autorizzazioni ma solo il libero campionamento da parte delle autorità che devono verificare il limite massimo dello 0,2% di THC, pena, il sequestro e la distruzione della piantagione (magari senza mandarla in fumo) e conseguenze, anche penali, per il coltivatore.

Gli effetti psicotropi sono dati dal THC che è il principio attivo tetraidrocannabidiolo che deve rispettare certi dosaggi anche nelle coltivazioni autorizzate. Si raccomanda non oltre 1 mcg di THC/kg assunto, al massimo, per ogni kilo di peso corporeo.

Per l’uso alimentare e cosmetico non esiste un limite di THC definito dalla Legge. Uno studio di riferimento dell’EFSA (l’organo di controllo per la sicurezza alimentare in Europa) raccomanda il limite di 1 mcg di THC/kg di peso corporeo. Ma niente di ufficiale. Tanta euforia per vendere e consumare biscotti e pasta a base di Cannabis, come se mancassero varietà di grani e cerali sulle tavole.  

Già da 6 anni l’Italia ospita la fiera della Canapa (Covid a parte) che col museo della canapa, le conferenze, i workshop, il settore dedicato all’alimentazione con la canapa e pure l’area bimbi, si prefigge di inviare un messaggio alla restia politica italiana e alla sua rettitudine. Chissà perché? Ci si potrebbe chiedere. D’altronde la fiera, è proiettata verso la sostenibilità, il verde, il naturale, ci sarà anche la raccolta differenziata! Che sia verde è indiscutibile, che sia naturale pure ma vediamo le possibilità terapeutiche rispetto a quelle ludiche e ricreative.

Può essere usata in ambito medico quando le terapie standard non sono efficaci o in supporto a queste.

Parliamoci chiaro, l’Italia è al primo posto come consumatore di Cannabis. Ma questo non è l’unico lato “stupefacente” della cosa. Sono oltre 6 milioni i consumatori italiani, con un picco fra i 15 e i 27 anni che inizia però dagli 11 e continua in età adulta. Oltre 270 milioni di persone nel mondo. Quasi 600.000 decessi l’anno. Il mercato mondiale si aggira sui 4 miliardi.

In Canada è legale da quasi un anno e mezzo, solo per gli over 21 per tutelare il danno cerebrale che genera schizofrenia paranoide. Sono presenti sostanze psicodislettiche in grado di modificare la percezione, lo stato di coscienza o il comportamento, può portare a dipendenza.   

Le terapie in fase di ricerca dietro ai principi attivi della canapa

I principi sono il THC e il CBD (cannabidiolo). Su quest’ultimo, la FDA americana (Food and Drug Administration) ha pubblicato avvertenze per i consumatori di prodotti con la canapa e l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) richiede studi ulteriori sul tema. Ma è in arrivo un altro principio attivo, certo per una nobile causa. Parliamo della ricerca, quasi esasperata, di applicazioni in ambito terapeutico (perché quello ricreativo lo si conosce già in modo più che soddisfacente). E così viene fuori che i grandi colossi delle big pharma si scomodano per studiare la molecola di THCV (tetraidrocannabivarina) per il trattamento dell’intolleranza al glucosio associata al diabete. A questo punto se a preoccupare fossero davvero il diabete e gli oltre 410 milioni di persone nel mondo che ne soffrono, perché non indirizzare gli studi verso farmaci e principi nutraceutici già in fase avanzata e validata? Moringa oleifera per esempio. Pianta che controlla la glicemia post-prandiale (dopo mangiato) nei soggetti affetti da diabete. Certo che con almeno 113 principi bioattivi cannabinoidi qualche azione terapeutica la si troverà per forza!

Lo studio clinico per un nuovo farmaco da brevettare, richiede fino a 600 milioni di dollari e fino a 12 anni di ricerca clinica. Clicca qui per saperne di più sulle fasi di sviluppo di un farmaco.

È tutto molto ragguardevole, peccato però che queste molecole presenti per natura non possano essere brevettate. E quindi come si fa? Far passare il tutto come principio attivo permetterebbe l’inserimento poi come principio farmacologico. Cioè, si spendono fra 1 e 600 milioni di dollari per finanziare un clinical trial (uno studio clinico) esattamente come nello studio di sviluppo di un farmaco per ottenerne lo status.

Epidiolex ne è la pratica. È un farmaco, uno sciroppo al gusto di fragola che contiene 100 mg di cannabidiolo per ogni ml, destinato anche a soggetti in età pediatrica a partire dai 2 anni. Fra gli eccipienti, c’è un dolcificante sintetico chiamato sucralosio con potere dolcificante 600 volte più alto del saccarosio (e con possibile effetto tossico dichiarato dal 2000). Lo sciroppo è al 10% di CBD. Usato per il trattamento delle convulsioni associate a varie sindromi, prescrivibile dal 25 giugno 2018.

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L’art.32 della Costituzione tutela l’interesse di eliminare la sofferenza del malato come diritto inviolabile. In Italia, il Decreto Ministeriale del 23 gennaio 2013 riconosce l’uso della Cannabis per alcune applicazioni mediche come: analgesia da dolore cronico, sclerosi multipla o le lesioni del midollo spinale, effetti derivanti da chemio e radioterapia, uso come antinfiammatorio o stimolante dell’appetito per patologie di disordine alimentari, contro il glaucoma, per ridurre i movimenti involontari in pazienti affetti da sindromi come la Tourette. Tutto questo fermo restando che le terapie standard risultino inefficaci per la cura del paziente. Le prescrizioni sono soggette alla Legge 94/98 Di Bella. Il 25 giugno 2018 un DM ha aggiornato l’elenco dei medicinali a base di Cannabis per il trattamento di supporto alle terapie standard per molte altre patologie come: asma, allergie, leucemie, epilessia, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer e patologie cardiovascolari, solo per citarne alcune.

L’interesse dietro alla Cannabis è sempre stato elevato. Che la si cerchi come droga o come terapia, a 35 euro al grammo, cioè 35.000 euro al kg, non c’è da stupirsi come le case farmaceutiche spingano in questa direzione. I mercati migliori sono quelli dettati dai vizi umani, che siano droghe o farmaci, la line di confine resta sottile.

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2 risposte su “Cannabis o Canapa terapeutica – Cure reali?”

Articolo molto dettagliato, anche se per quanto riguarda la parte medica, credo che al di là di alcuni business, sembrerebbe che in America vi siano studi comprovati sul miglioramento di pazienti con crisi epilettiche grazie a cure a base di cannabis…
Inoltre il dato rispetto alle morti, credo non si riferisca alle morti per utilizzo esclusivo di cannabis.. Da psicoterapeuta posso dire che la complessa patologia della dipendenza possa essere la grande causa dei tanti giovani morti per droga e non solo… e la prevenzione è sempre la miglior strada da percorrere per evitare queste tante perdite..

Gentile Raffaella, siamo lieti che l’articolo abbia destato il tuo interesse. L’argomento è vasto e delicato e può aprire molti dibattiti. Se le applicazioni mediche sono nobili, chi conosce questa industria, sa che il business e il farmaceutico sono inscindibili. Soprattutto nel mercato della canapa. Come hai letto nell’articolo, applicazioni reali mediche ce ne sono di certo ma ci sarebbe da dire e considerare molto altro, solo accennato in questo articolo di giornale. Siamo al tuo fianco nel sostenere che la prevenzione è sempre la strada migliore.

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