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Ambiente e sostenibilità

Erbicidi: il danno su api, ambiente e uomo

La coccinella è il simbolo dell’orto sano. E’ una piccola predatrice che si nutre dei parassiti che attaccano le piante. La sua presenza è garanzia di ambiente. Un qualsiasi prodotto chimico, la terrebbe lontano e la ucciderebbe. Eccola qui nell’ambiente di montagna.

Proseguono gli appelli e la divulgazione per diminuire l’uso di pesticidi sui nostri piccoli orti, sui frutteti, sulle piante in giardino o sul balcone di casa. Almeno in queste piccole realtà, la chimica non è necessaria e tutela la nostra salute e quella ambientale, che poi, è la stessa cosa. Se necessiti un consiglio, scrivici nella pagina di moduli e domande:

Si usano 24.000 tonnellate di diserbanti in Italia su meli, noccioleti, viti, anche prima del raccolto. Tranne nel biologico. Anche sui pomodori si usano e si fanno decine di trattamenti. Il verderame è concesso nelle coltivazioni biologiche ma non è una molecola naturale ma di sintesi chimica come le altre. Se il pomodoro è bio, si paga circa un 30% in piu’. Ma il grande guadagno è quello ambientale. Le api e gli impollinatori volano, e nel terreno si ha la benedizione di lombrichi e coccinelle. E gli apicoltori portano le api per impollinare i fiori. Se ci sono gli erbicidi e la chimica di mezzo, gli insetti non ci sono e muoiono.

Un melo che cresce in modo naturale nel verde delle montagne, senza nessun condizionamento umano. La sua buccia è ricca di preziosi nutrienti e priva di veleni chimici e pesticidi che la rendono tossica. Queste sono mele naturali, più che biologiche, come solo tu nel tuo spazio verde puoi garantirti.

L’alveare  è la casa delle nostre amiche api ed è anche una centralina di monitoraggio. Nell’alveare si eseguono analisi multi-residuali per monitorare circa 100 contaminanti ambientali (che noi abbiamo rilasciato nell’ambiente, spesso in modo persistente). I dati dicono che è soprattutto il glifosate (o glifosato) perché è un pesticida persistente presente in 800 parti per miliardo quando il limite conforme alla Legge non dovrebbe superare le 50 parti per miliardo. Muoiono 400-500 api ogni 5 giorni. Le api si nutrono di una flora contaminata. Si salva il miele ma si condannano le api. Si tratta di persistenza e bio-accumulo nell’ambiente.

Chi fa le analisi su noccioleto rileva il glifosate nel polline anche a distanza di 6 mesi dopo il trattamento. Leggi qui Come muoiono le api a causa dei pesticidi killer.

Le nocciole delle monoculture italiane finiscono nelle creme spalmabili. Se non si usa l’erbicida, si deve tagliare l’erba coi decespugliatori. La chimica si riflette sui territori e dilagano le aree da allarme rosso per l’impatto dei fertilizzanti.

Le tossine cancerogene che persistono nell’ambiente e nel corpo umano

Nelle acque si crea la Microcistina una epatotossina cancerogena che danneggia il fegato. Si tratta di una cianotossina prodotta dai Cianobatteri che si trovano nelle alghe rosse dentri i laghi, ed è molto diffusa. Sono tossine stabili che non si degradano nemmeno con le alte temperature di ebollizione, che resistono all’ossidazione e vengono eliminate mediante l’esposizione solare. Ma i lenti processi degradativi naturali sono troppo irrisori e non tengono il giro con la velocità delle immissioni di prodotti chimici nell’ambiente da parte dell’uomo.  

Ape. La piccolina tranquilla, si lascia ammirare in tutta la sua bellezza.

Uno studio condotto su 70.000 persone, ha verificato che più si consumano prodotti biologici e meno probabilità si hanno di sviluppare tumori, anche se è chiaro che si parla di probabilità e di fattori di rischio. Le certezze in biologia non ci sono. Soprattutto oltre oceano, le grandi case di erbicidi, li producono e li utilizzano in modo massiccio e l’impatto sulla salute è più evidente. La condanna è aver causato il cancro e dimostrarlo, è la Columbia University dove ci sono le prove bastate su test epidemiologici (sulla popolazione umana) e i processi legali si moltiplicano con risarcimenti fino a 2 miliardi di dollari per coppia di coniugi.

Il glifosate è un esempio di molecola che viene studiata per i suoi effetti. Nel 2015 viene classificato come probabile cancerogeno. Come per le altre famiglie di molecole chimiche e pesticidi in generale, le prove sulla genotossicità sono confermate anche sulle formule varianti. Come probabile cancerogeno, anche il glifosate è in grado di modificare la nostra preziosa molecola di DNA e se si modifica il genoma nucleare, si può provocare il linfoma. Il glifosate è usato dagli anni ’80. Come innumerevoli altri danni da sostanze tossiche e radiazioni, solo 25 anni più tardi, quando il danno è stato fatto ed è irreversibile, è possibile dimostrare tutto con delle prove. Il glifosate è presente nelle urine umane, qui finisce l’eccesso che non trattiene più il corpo.

La stessa cosa accade per tutte le altre molecole di origine farmaceutica e non, che finiscono come scarto non trattenuto dall’organismo, come gli interferenti endocrini (ormoni) che finiscono nelle acque e tornano in circolo e persistono nell’ambiente e tornano a noi.

Il DNA, la molecola elicoidale a doppio filamento che custodisce tutte le nostre informazioni genetiche.

Secondo le inchieste televisive, l’EPA  (Ente per la Protezione Ambientale) smentisce tutto e sostiene che il glifosate e molecole affini, non sono cancerogeni. I colossi produttori mettono a disposizione di tutti i propri Papers. Si tratta di documenti consultabili. Peccato però, dicono le inchieste, che a fare la valutazione del rischio, siano le stesse case che ne decantano l’innocenza.

Un agente cancerogeno è in grado di danneggiare la molecola di DNA e di indurre mutazioni che generano danni spesso irreversivbili con ripercussioni sulla salute a tutti livelli.

In proposito, il giornale “Le Monde” francese ha pubblicato un dossier su una fuga di notizie del 2016. Venivano schedate oltre 2000 influenti personalità fra politici, giornalisti ed altre figure opportune schierate a favore di questi facoltosi colossi. Pare, dalle informazioni, che sia di oltre 5 miliardi il fatturato proveniente dal singolo erbicida e che le case, chiedano la distribuzione per altri 15 anni. Fra le varie analisi svolte da fonti riconosciute e attendibili, si osserva che il 36% delle farine usate nell’industria alimentare contiene livelli elevati di glifosate. I test sugli erbicidi di solito sono finanziati dalla stessa casa produttrice.

Leggi di più su Pesticidi tossici e salute umana insieme ad altri numerosi elementi che sono davvero in grado di indurre mutazioni e modificare il nostro DNA: per esempio le radiazioni elettromagnetiche, i pesticidi, una infinità di molecole tossiche, di diossine ambientali, prodotti della combustione, interferenti endocrini e molto altro.

Questi argomenti sono complessi e specifici. Solo chi ha delle approfondite competenze tecniche può spiegare questi argomenti in modo chiaro e semplice. Consulta un biotecnologo, un ricercatore universitario, per chiarire ogni tuo dubbio. Scrivi un commento o compila il modulo con la tua mail per essere contattato:

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