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Ambiente e sostenibilità

Salmone OGM e allevamenti intensivi

Salmoni venduti interi in Spagna a 7,95 euro al kg provenienti da allevamenti intensivi.

Dopo il Pollo Broiler da allevamenti intensivi, ci occupiamo del salmone e scopriamo gli allevamenti intensivi e la chimica farmaceutica che interviene.

In USA e Canada è autorizzata la vendita di salmone OGM (Organismo Geneticamente Modificato). Si tratta del primo animale geneticamente modificato destinato al consumo umano. Seguiranno poi pecore, capre e maiali. Si isola un gene legato alla crescita da un salmone reale e lo si inserisce nel genoma del salmone atlantico che cresce 5 o 6 volte di più. Si tratta di un fenotipo a crescita rapida. , quindi un pesce che cresce velocemente raggiungendo il peso di mercato in metà tempo, passando dai 4 anni naturali a 18-20 mesi forzati.

In parole povere, il fenotipo è un termine genetico che si riferisce all’aspetto fisico che si sviluppa. Il genotipo è il corredo genetico, contiene anche l’informazione che porterà ad esprimere il fenotipo.

Il salmone è il pesce del momento. Tutta l’Asia se ne nutre e già da un po’ anche l’occidente ne richiede ingenti quantità. C’è un ristorante o uno spaccio orientale ogni poche vetrine lungo le vie delle città e anche la GDO (la Grande Distribuzione Organizzata) si è ritagliata sugli scaffali o al suo interno una angolo per la cucina asiatica. E il salmone la fa da padrone. Il salmone sulle nostre tavole è di solito di allevamento intensivo. Ma l’impatto è forte, per ottenere 1 kg di salmone, ne servono 5 kg di specie ittiche. Ma le ripercussioni su salute e ambiente? Dall’ottobre scorso il salmone OGM viene venduto negli USA. E se il costo è 10 volte inferiore, c’è sempre un prezzo da pagare che però non si vede. E soprattutto non dalle nostre tasche e quindi, a nessuno importa.

Invitanti delizie dei ristoranti orientali spesso col salmone come ingrediente molto presente.

Gli abissi degli allevamenti intensivi di acquacoltura: pidocchi, antiparassitari e insetticidi

Osserviamo gli allevamenti intensivi di salmoni del nord, di quelli considerati di alta gamma, di quelli che costano più cari. È proprio sotto la superficie dell’acqua che si trova il mondo sommerso. E in questo ambito le inchieste che circolano ci aprono gli occhi. Il salmone da allevamento resta ingabbiato per quasi 3 anni nelle reti di acquacoltura nuotando, assorbendo e mangiando i loro stessi liquami che possono indurre mutazioni negli agenti patogeni circostanti. È nell’acqua che i pesci si ammalano attaccati da funghi che generano enormi e dolorose ferite sul loro strato di pelle. Questi allevamenti soffrono della piaga di un pidocchio che si nutre del sangue e della pelle dei salmoni. Lascia la carne scoperta e le infezioni sono inevitabili.

Proviamo a pensare, a prendere consapevolezza di quello che facciamo nei gesti di ogni giorno. Perché a cambiare non devono essere solo le industrie.

Per ovviare al problema, si ricorre a massicce dosi di antiparassitari che restano dispersi nell’ambiente acquatico e non risparmiano il dolore di queste creature. Vengono irrorati insetticidi nella vasche dove si nutrono i salmoni. Fra gli antiparassitari autorizzati c’è il diflulbenzuron che è una molecola già classificata cancerogena ma che è autorizzata negli allevamenti. E poi endosulfan, (endosulfano) miscelato col mangime. Si tratta di un insetticida neurotossico organoclorurato, altamente tossico e persistente nell’ambiente, dannoso per bambini, per gli operatori di settore e per le persone che vivono vicino alle zone trattate. Tossico per tutto l’ecosistema e per i salmoni. Tutti i residui persistono nelle loro carni che vengono poi mangiate dall’uomo che ne ingerisce anche i farmaci. Quando le gabbie in acqua raggiungono estreme concentrazioni di questi inquinanti, le reti vengono spostate in zone meno contaminate che poi subiranno la stessa sorte.

Salmone affumicato da allevamenti intensivi con intenso colore rosa.

In Europa il salmone OGM non è ancora stato approvato. Ma sono 100.000 tonnellate i salmoni richiesti per sfamare le bocche in Italia, il 18% in più dell’anno precedente e forse, è solo questione di tempo. Il gusto del salmone è dolce e piace a molti. Ad attrarre di più è il colore rosa delle carni. Ma la parola industriale, di solito non fa rima con naturale. E a dare il colore rosa anche in questo caso è il colorante chimico addizionato al mangime dei salmoni negli allevamenti. Anche in questo caso si cerca di emulare quello che Madre Natura ha creato. Solo i salmoni selvaggi liberi nel loro habitat hanno questo dono perché il rosa deriva dalla loro alimentazione naturale ricca di gamberetti.

L’attraente colore rosa del salmone affumicato di allevamento viene spesso accentuato mediante prodotti chimici di sintesi. I salmoni selvaggi sono rosa perchè in natura si nutrono di gamberetti.

La chimica farmaceutica ovunque, anche nei salmoni: l’etossichina

Per quanto riguarda le etichette e la sicurezza alimentare, nei mangimi viene trovata l’etossichina della Monsanto, poi acquistata da Bayer. Sono le Big pharma, un pugno di colossi farmaceutici che gestiscono le redini dell’intera sfera economia mondiale. Fra i prodotti OGM, la produzione farmaceutica serrata e la miriade di molecole chimiche progettate e sintetizzate nei laboratori, spesso con un lato oscuro di danno e tossicità, non sono famose per la bontà d’animo. L’etossichina è dichiarata cancerogena, genotossica, cioè modifica il DNA cellulare e può generare il cancro. E le farmaceutiche tornano in campo. Bandita 9 anni fa dalla frutta, se ne trovano tracce in 2 campioni su 3 di confezioni di salmone prese a caso dai super. E non è questione di prezzo. Pare che le autorità non effettuino controlli. In ogni caso, l’etossichina è presente nei foraggi e nei mangimi degli animali da allevamento di cui ci nutriamo ogni giorno.

L’etossichina è cancerogena e genotossica, Altera il DNA e la si trova ovunque. Due confezioni di salmone su 3 la contengono e i limiti di Legge si superano anche di 5 volte.

Anche la Svizzera ha effettuato analisi su 16 campioni di salmone provenienti da diversi allevamenti del pianeta. I 350 µg (microgrammi) di dose massima consentita per un soggetto di 70 kg, viene superata anche del doppio, addirittura si arriva a 5 volte tanto. E i bambini e le donne incinta? Nel 2017 l’Europa ha bloccato l’uso della etossichina ma si possono smaltire le scorte già acquistate che dovrebbero finire entro la metà del 2020. Peccato che spesso accada, che una molecola bandita venga subito sostituita da una nuova facente la stessa funzione con le medesime caratteristiche. E il sistema prosegue indisturbato.

Se si cerca la verità, in qualche angolo nascosto del pianeta la si trova. Ma se si cerca la coscienza umana, quella sembra essere stata inghiottita da un capitalismo cieco e insaziabile che non si arresta davanti a nulla finchè il nulla sarà la sola cosa rimasta.

Allevando il pesce in acquacoltura e disperdendolo nell’ambiente quando si rompono le reti di contenimento, si uccide quello selvatico. I salmoni di allevamento fortificati dalle molecole farmacologiche e dalla manipolazione genetica, sterminano quelli naturali selvatici ed estinguono il salmone selvaggio dell’Atlantico. Dai 10 kg di peso di un salmone selvatico, siamo passati ai 3,5 kg di media di un salmone di allevamento. Si abbattono le specie selvatiche attaccate anche dalle malattie portate dai funghi dei salmoni malati e transgenici di allevamento.

Negli ultimi 40 anni, la presenza di salmone dell’Atlantico è scesa da dieci a tre milioni nei mari del Nord.

Dove stiamo andando e dove finiremo? PRENDI COSCIENZA!

Gli habitat vengono distrutti anche dalle dighe artificiali create per la produzione di energia idroelettrica che interrompono il flusso migratorio dei salmoni e di altre specie viventi. Anche le tecnologie industriali per la produzione di uova di salmone sono catastrofiche. E l’impatto dell’uomo prosegue con la pesca sportiva che lancia i salmoni dagli aerei per riempire i laghi per il divertimento dei turisti.

E le tecnologie invertono in niente, il ciclo millenario della Terra e delle sue risorse. Perché sulla Terra tutto è collegato dal suo equilibrio perfetto.

E dai salmoni passiamo alle orche. La popolazione di orche, dal 1995 ad oggi, si è ridotta da 100 esemplari a 74. SENZA SALMONI LE ORCHE MUOIONO DI FAME e sono destinate ad una rapida estinzione. Anche gli allevamenti di pesce hanno un forte impatto sull’ambiente e producono gas serra e CO2 che contribuiscono al riscaldamento e al cambiamento climatico.

Scopri di più su Innalzamento delle temperature di mari e oceani e Acidificazione di mari e oceani come conseguenze del cambiamento climatico.

Anche altri animali marini come foche, uccelli e leoni di mare possono restare intrappolati nelle reti. Le grandi conferenze internazionali sul clima non intervengono sugli allevamenti intensivi. Con le parole si costruiscono i castelli in aria. Con le icone, con le adolescenti, coi politici che fanno audience in tv, si distrae la popolazione. La sostenibilità, non deve essere solo una parola secondo la moda del momento. Non si deve aspettare che siano sempre gli altri, o i governi, a sistemare le cose. Il pianeta è una responsabilità di tutti. Troppe poche persone prendono coscienza e compiono davvero gesti concreti per la sua tutela.

Perchè siamo solo ospiti su questa Terra meravigliosa, che è la nostra casa e il nostro corpo. E il piccolo gesto di ognuno di noi, ogni giorno, può fare molto.

Pare che negli Stati più a nord, alcuni medici sconsiglino di dare il salmone ai bambini a causa dell’alto livello di tossine rinvenute nei pesci da allevamento intensivo. Tali sostanze sarebbero conosciute e in grado di provocare danni allo sviluppo del cervello. Di solito il salmone viene consigliato per la ricchezza di preziosi grassi omega 3, amici della salute. Peccato che la manipolazione alimentare da parte dell’industria riesca a rovinare tutto. Perché in tutto quello che tocca, lascia il segno.

Siamo con i medici che denunciano il danno sulla salute umana e sull’ambiente rischiando ogni giorno di essere radiati dalla loro professione e derisi per il semplice fatto di dire le cose come stanno, andare contro corrente e denunciare questo mondo.

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2 risposte su “Salmone OGM e allevamenti intensivi”

Gentile Marykoy, siamo lieti che ti sia piaciuto il nostro approfondimento. Purtroppo molti “ingredienti” o sostanze presenti nell’alimento venduto come prodotto finito, non vengono riportate in etichetta. Un po’ come per gli OGM appunto. Se la presenza di OGM nel prodotto non supera lo 0,9% del totale, nel prodotto SONO PRESENTI OGM che però, per Legge, non devono necessariamente essere segnalati in etichetta. Grazie a te per il confronto.

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