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COVID-19 – Coronavirus: Il test sierologico

COVID-19 – Coronavirus – Il Test Sierologico

Oltre 110 tipologie di test per la ricerca di anticorpi nel sangue vengono studiati nel mondo. Il 14,4% degli italiani e il 18% del lombardi hanno mostrato sintomi da Covid-19 nelle prime settimane dal contagio del virus. Ma i dati non includono i numerosi asintomatici che passano inosservati e privano di credibilità i dati ufficiali. E si cerca di fare più tamponi possibili per la ricerca del materiale genetico del Coronavirus ma si studiano anche i test sierologici sul plasma per la ricerca di anticorpi. Quegli anticorpi nel sangue che sono presenti solo dopo la malattia, anche in chi non ha mostrato sintomi e ha vissuto col Covid-19 ignaro come se nulla fosse. Nel sangue analizzato si cercano gli anticorpi, quelle molecole neutralizzanti che riconoscono il virus come un estraneo all’interno del nostro organismo e generano una risposta immunitaria contro quell’intruso che deve essere classificato, riconosciuto e debellato. Meglio se per sempre.

Ci sono patologie che ci fanno ammalare una sola volta nella vita. Il nostro sistema immunitario le registra e sarà in grado di difenderci per tutta la vita. Ce ne sono altre in cui il richiamo va fatto ogni tot tempo, come il tetano per esempio. L’antitetanica si ripete ogni 10 anni, ed è necessario essere coperti quando entriamo in contatto per esempio con un chiodo arrugginito. Su questo Coronavirus non sappiamo niente. Nemmeno se la risposta anticorpale sarà definitiva per una immunità permanente.

Col test sierologico si ricercano le immunoglobuline M (IgM), che però sono presenti per un breve periodo e spesso non si riescono a vedere, ma soprattutto le immunoglobuline G (IgG), che sono presenti dopo i primi 7-10 giorni dal momento del contagio e restano nel sistema immunitario a lungo termine.

A 53 giorni dal contagio, metà della popolazione mondiale si trova in isolamento. I morti sono 53.000 sparsi in tutto il mondo ma i numeri crescono troppo rapidamente. Europa e Stati Uniti sono in ginocchio. In Africa e nelle popolazioni più disagiate, la diffusione è solo all’inizio e il numero dei morti sarà devastante. In Asia arriva la seconda ondata di contagi, quelli di ritorno.

Al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, studi non ancora validati del tutto, si ricerca il contagio da Covid-19 per via aerea. Pare che la distanza di diffusione sia di 6-8 metri. Particelle virali sono state trovare in campionamenti dell’aria quando il personale sanitario si spoglia dai dispositivi di protezione  e quando vengono puliti i pavimenti. E dopo aver detto tutto e il contrario di tutto, la confusione è totale. Una cosa è certa, non è possibile sottovalutare un agente patogeno invisibile che genera una pandemia in tutto il mondo in così poco tempo e che può generare una polmonite sconosciuta e uccidere in poche ore dalla manifestazione dei primi sintomi. Un virus che non si conosce e che non vuole farsi conoscere.

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