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COVID-19 “Responsabilità: il virus c’è, fingere che non ci sia non lo cancella”

COVID-19 “Responsabilità: il virus c’è, fingere che non ci sia non lo cancella”. Pubblicato su Gazzetta Matin del 16 Marzo 2020.

Parliamo di Coronavirus, quando già diversi mesi fa la Cina forniva il bollettino giornaliero di contagiati e deceduti per il COVID-19. Nelle 24 ore di monitoraggio successive, un addetto ai lavori come un virologo, un infettivologo, biologo, biotecnologo o medico, potevano subito rendersi conto della situazione prospettando un futuro prossimo che poteva comunque assumere disegni diversi. In un qualsiasi testo di microbiologia si studiano le proprietà e le caratteristiche dei virus fino ad ora conosciute, ma da oggi pare che un nuovo capitolo si scriva. La statistica medica ipotizza situazioni non lontane dalla realtà. Ma COVID-19 è un caso a parte. “È un virus unico con caratteristiche uniche” dicono i giornali. 

Nei laboratori non si fa politica. La biologia molecolare è complessa e gli addetti alla comunicazione non è detto che ne sappiano. Sin dal principio, una over informazione in diretta ha fatto dire tutto e il contrario di tutto. Ogni ora i dati venivano riportati in prima pagina senza dare modo di effettuare una analisi e un monitoraggio che ne permettesse una migliore comprensione. Da qui, ne esce un virus con un periodo di incubazione di 14 giorni. Poi però il periodo poteva arrivare a 27 giorni. Poi la trasmissione si diceva avvenisse per via aerea, poi invece solo mediante trasporto attraverso starnuti o tosse. Ma forse il virus sopravviveva sulle superfici anche fino a 9 giorni generando un contagio indiretto. Poi il virus contagiava solo le persone coi sintomi, poi invece la trasmissione poteva venire anche da persone asintomatiche. Ma il sintomo primario è la febbre. O forse no perché non tutti la manifestano. Solo per fare degli esempi, insomma. Non è solo questione di competenza. Tutti lavorano con coraggio e senza sosta per trovare delle regole standard ma il virus è nuovo. “È un virus unico con caratteristiche uniche” che ancora non conosciamo bene.  

Il modo migliore per arginare un agente patogeno, per evitarne la dispersione, è la barriera di contenimento. La quarantena per esempio. Ma questo non è applicabile alla popolazione. Solo negli ambienti ospedalieri o in piccoli ambienti di contenimento forzato si può ottenere e mantenere il grado di isolamento o sterilità richiesto per i casi più estremi. La immensa fortuna è che COVID-19 è meno letale di quanto ci si potesse aspettare e di episodi passati che non vanno dimenticati.

Certi che le autorità e la comunicazione facciano del loro meglio per informare, allertare e proteggere i cittadini, restano l’inesperienza e la non conoscenza di una situazione più che reale che difficilmente riesce ad essere percepita nella sua veridicità. A volte, non si riesce a capire che un caso di infezione nella regione, nello stato o nel continente a fianco, possa toccare anche noi. Nel mondo globale non ci sono limiti.

Non si impongono alcune ristrettezze dalle autorità alla vita sociale che forse potrebbero aiutare il contenimento. Resta il buon senso di ciascuno di noi. Quasi si viene invitati a continuare le attività quotidiane, quasi come se nulla fosse. Nella miriade di monopolio comunicativo sul Coronavirus, nella confusione di una successione di intervistati con o senza cognizione di causa, si sente tutto e il contrario di tutto. Sembra quasi che si inciti, che ci si animi a proseguire con la quotidianità, come se nulla fosse, come se il virus e i contagi non esistessero. È corretto rassicurare e tranquillizzare, evitare isteria e panico. A volte sembra quasi che uscire di casa o andare al lavoro o farsi un aperitivo al bar con gli amici, sia una forma di coraggio. “Ma si, io esco, faccio tutto quello che devo fare, e poi si vedrà”. Che piaccia o no, che se ne abbia la percezione o meno, non è questione di coraggio, o indifferenza, o non volerlo vedere o accettare. Il virus c’è e il fingere che non ci sia non lo cancella. Oltre 80 paesi al mondo contagiati lo dimostrano. I danni all’economia, incalcolabili. E tutti abbiamo qualcosa da perdere.

Lo sforzo delle autorità è enorme e lodevole. Pensiamo alla sanità, alle persone che decidono come meglio tutelarci, pensiamo alla miriade di medici, infermieri, soccorritori, forze dell’ordine e militari che ogni giorno sono in prima linea contro questo nemico invisibile ancora da conoscere.

Nessuno può prevedere se un contagio avverrà fra mille persone allo stadio o solo per aver invitato a cena un amico. Prevenzione e precauzione aiutano. Ricordiamo che il contagio di oggi, la manifestazione dei sintomi che convalidano un contagio oggi, hanno uno storico di infezione per un incontro avvenuto anche settimane prima. Indietro nel tempo non possiamo andare ma prima si accetta l’evidenza, prima ci si inizia a tutelare e meglio sarà. Forse non ci cambierà la vita non partecipare alla gara della domenica o saltare la serata in discoteca. Certezze non ce ne sono. Possiamo restare calmi e pensare a come ogni nostro gesto quotidiano può contribuire a migliorare il contenimento del virus. Almeno finche tutto sarà più chiaro. Per il benessere di tutti. Ricordiamo e incoraggiamo tutti gli operatori che ci proteggono e assistono ogni giorno.

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